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INSERIRO' INOLTRE QUALCHE APPUNTO TRATTO DAL MIO DIARIO E ALCUNI VIDEO DEI MIEI VIAGGI.
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mercoledì 24 agosto 2016
martedì 9 agosto 2016
IL TRAGHETTO
In fondo al grande
viale dove c’è la rampa di legno, che permette l’accesso al traghetto, vi è un
bel nido di cigni, bianchissimi, che noncuranti del frequente passaggio di:
pedoni, cicli e automobili, che s’imbarcano nel grosso natante, sono lì che
covano le uova. La stessa coppia è da qualche anno che nidifica in quel luogo. La femmina svolge la sua naturale mansione di
madre mentre il maschio si erge a protezione della futura prole, dando talvolta
il cambio affinché la compagna possa fugacemente nutrirsi. I passeggeri, dopo
aver ammirato la bella scena, accedono sul traghetto, per la traversata del
fiume Livenza. Le persone e i veicoli sono accolti, nei limiti di
capienza del grosso barcone, attraverso un’ampia fenditura a poppa. Appena saliti,
il personale preposto si prodiga a ritirare i tickets previsti per il trasporto.
Conclusa l’incombenza, un marinaio scioglie la grossa catena, legata ad una
“briccola”, per rendere libero il barcone. Il capitano si mette ai comandi nella
prua e contemporaneamente chiude, a poppa, il grande portellone, per mettere in
sicurezza i passeggeri. Il mezzo comincia a muoversi. Gli astanti pregustano il
fascino del viaggio e rivolgono la loro attenzione alle trasparenti acque del fiume, che sfociano poco distante
nel mare Adriatico. Ciascuno da corso alle proprie fantasie, mentre il
capitano, dopo aver avviato i motori, con una professionale virata solca le
acque antistanti all’imbocco della darsena di Porto Santa Margherita, facendo
attenzione ai motoscafi che rientrano, dirigendosi verso la sponda opposta in
territorio di Caorle. Dopo circa due minuti gli utenti sono pronti per lo sbarco.
Le iniziali fantasie, per la brevità del percorso, si sono assopite, con l’espressa
delusione dei viaggiatori più piccoli.
lunedì 25 luglio 2016
lunedì 18 luglio 2016
domenica 10 luglio 2016
TRISTE EPILOGO DI UN MERLO
Ero
in studio, al primo piano della mia residenza, quando dall’esterno, attraverso
la finestra chiusa, ho udito una fievole voce familiare che proveniva dal
giardino che, con insistenza, mi chiamava. Aperta la finestra, ho scorto Diana
che con un cenno mi invitava a scendere. Giunto sul posto mi faceva osservare che all’interno
di un cespuglio si sentiva, di tanto in tanto, uno strano fruscio. Fattomi largo, fra i rami, ricchi di cospicue foglie fresche
ho scoperto all’interno un vuoto, all’apparenza una cavità. In una delle fronde
vi era attorcigliato, ben saldo, un filo di nylon che si estendeva verso il
basso per trenta e/o quaranta centimetri.
All’altro capo, vi era legato a una zampa un merlo di un nero sgargiante.
Batteva, di tanto in tanto, le ali per rialzarsi e fuggire da quella
costrizione, cadendo subito dopo con la testa all’ingiù. Era stremato,
probabilmente era un po’ di tempo che era in quella posizione. Dopo aver preso,
dolcemente, in mano il merlo, ho
srotolato il filo di nylon dal ramo potendo così togliere il volatile dalla sua
infelice posizione. Aveva il cuore che batteva forte, forte. Ho cercato di
accarezzarlo e, con le parole, di rassicurarlo che presto sarebbe stato libero
di tornare là da dove era venuto. Con una forbicina ho iniziato a toglierli il
filo di nylon che era saldamente legato, con un nodo, a una zampa, tanto da
avergli inciso la carne. Il cuore gli batteva sempre più forte. Non sono
riuscito a completare l’operazione, all’improvviso il petto ha cessato di
battere e il merlo è rimasto, nelle mie mani aperte, immobile. Ho provato un forte
dispiacere e mi sono sentito quasi in colpa per non averlo liberato più rapidamente.
Il triste epilogo forse era oggetto di una ragazzata, o peggio e, più
deprecabile, l’opera di un adulto che con una rete ha provato a catturarlo. Azione
da biasimare e di monito per il futuro.
giovedì 31 marzo 2016
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